OMBRE SUGLI SPECCHI .
NARRAZIONE DI
GIOVANNI MAFFEO - POETANARRATORE .
PRESENTAZIONE .
Giovanni Maffeo . in arte - Poetanarratore .
Nome: Giovanni Maffeo - poetanarratore. In questa mia narrativa dei miei pensieri ,dell’umana gente. La poesia trionfa nella travagliata e meravigliosa vita. Con molti anni alle mie spalle apro i miei occhi al mondo, nell’anima mia, al mio fiorito luogo natale . tra colli e mare incomincio a meditare ,un fraseggio del mio immaginario di poeta narratore. Racconto a voi a tutte le genti :dialoghi ,storie di me; della mia gente, del mio stato d’animo, del mio pensiero ,passando ad allargare lo spazio della natura ,come della storia ,cercando con ansia cosmica le vie del cielo risalendo con spirito d’umana virtù .non solo ai primi abitatori della terra che le leggende e le favole ricordano. Oggi che viviamo nel ventesimo secolo dove tutto è superato ,rimane il pensiero della gente, “la poesia”.
Significato ombra .Timologia del nome :
Allora comincio ad analizzare la parola (OMBRA) DARGLI UN SIGNIFICATO UNA SINTESI ANALOGICA DELL'ORIGINE :
L'oscurità più o meno intensa prodotta in una regione dello spazio da un corpo opaco esposto alla luce: striscia, cono d'o; o. fitta, densa; stare, camminare all'io; All'ombra de’ cipressi e dentro l'urna Confortate di pianto (Foscolo); tornan l'ombre Giù da’ colli e da’ tetti Al biancheggiar della recente luna (Leopardi);estens., assenza di luce, tenebra: Chiama gli abitatori de l'ombre eterne Il rauco suon de la tartarea tromba (Tasso);fig., l'ambito di un'azione, di una situazione, di un comportamento in quanto protetto dal segreto, dalla noncuranza o dalla ignoranza degli altri o contraffatto artificiosamente: tramare nell'o; tenersi nell'o; tutto è ancora avvolto dall'io. del mistero; cercano d'ingannarci sotto l'o. Dell'amicizia. LA FIGURA CHE UN CORPO OPACO PROIETTA SU UNA SUPERFICE E NE RIPRODUCE Più O MENO ATERATA LA SUA FORMA , COME DETTO , VEDI OVE SI DISEGNANO SPECIALMENTE SU I VIALI ALBERATI PER CONTRASTI DI LUCE O RIPRODOTTE DA ABBAGLI DI LUCI ,SIA DI FARI ,SIA DI SOLE E ALTRO .
INTRODUZIONE.
Da frammenti di memoria mi appare nella mente i tempi bambino ove nella vecchia casa di campagna a notte fonda le rare macchine che passavano sulla strada lasciavano sui specchi le ombre degli alberi , così la vita ove ognuno di noi ha le sue ombre che si mostrano a volte benevoli a volte malevoli .Dunque in questa mia narrazione, non solo parlo della mia infanzia ,ma anche il percorso delle varie epoche che si sono susseguite :un insieme di evoluzioni ove la mia esistenza le ha vissute ,le ha amate , corteggiate ,lavorando e con fatica realizzato l'intendo del mio esistere .Dunque la mia ombra , le mie prime che notai, furono appunto da riflessi di luci su gli specchi della mia camera .
Ero bambino ,abitavo in una casa di campagna ove dalla stessa veniva costeggiata da alberi e percorsa da una strada che portava nel paese dove ero nato .
Le notai e a dire il vero mi fecero paura … ero piccolo e nelle notti lunari o dopo una grossa nevicata si mostravano in diverse forme : come detto le rare macchine che passavano a notte fonda con i loro fari producevano le strane forme su gli specchi della camera e delle finestre .
Pauroso mi accucciavo sotto le coperte e guardavo curioso queste forme che gli stessi alberi facevano da modelli ,tutto mi appariva fantastico ,come fantasmi all'improvviso scomparivano ,da questo frammento di memoria oggi ne traggo non solo significati ,ma il senso specifico ove il paradosso si congiunge alla similitudine ,si metafora in ispirazioni , nell'arte, nella psicologia , nella esistenza della vita ove tutto a volte è chiaro, a volte diventa ombra per le cause da noi create ,nella gioia , nella disperazione ,nell'immagine stessa della esistenza amorosa ove qui si platea non solo l'arte scenografica riprodotta artisticamente , oppure attraverso immagini di volti ,ma le stesse ombre si annidano nei sentimenti ,nei cuori ove si abbuia la tristezza , ed è lo stesso volto amoroso di una amata ad animare le movenze e farne ombra che si riflette nello specchi per guardarsi per truccarsi per evincere la bellezza fisica o sessuale .
Dunque in questo contesto narrante sulle ombre vi parlerò e descriverò le emozioni causate dalle ombre .
DA NARCISISMI E AMBIGUE FORME DI COMPORTAMENTO -
Qui, una mia poesia .
Ombre senza una forma .
In questa era di incertezza
di ombre senza una forma ,
si insidiano menti sconvolte ;
sono larve infette che trasmigrano veleni .
Sono ombre senza una forma !
Appaiono dal nulla , all'ombra dell'inferno…
invadono i profondi occhi chiusi dai vampiri ,
ove un tempo languivano l’amore .
Ed io vedo ai margini della mia strada ,
l'erba maligna insozzata di vergogna …
la vedo diffondersi , ingozzarsi di cattiva legna;
gli avvoltoi a caccia dell’umile preda .
Lì , vedo in soffocati respiri tra le ombre del tempo
inermi ,senza aria tra gli abbagli dei ricordi ,
con bocche cucite da parole balbettati ;
inquietate da paure sbattono la testa contro il muro.
Vedo la terra tremare, velarsi di nebbia !
Su valli e confini sconfinarsi oltre l'eden …
vedo la tua ombra tra le chiese sconsacrate
prostrarsi nuda ,al cospetto delittuoso .
Ombre senza una forma procedono, illudono la gloria …
colpiscono alle spalle le anime pure...
fanno a pugni con i fantasmi arroganti ;
si vestono di nero per somigliare al santo protettore .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
Si, come detto le ombre si mostrano in diverse faccia e forme, in diverse immagini e in aspetti visivi su soggetti e platee di vita e di nuove creazioni che la natura ci dona :
Parliamo delle ombre nella psicologia umana ...E DEL NARCISISMO
E dopo aver parlato ampiamente delle ombrie, ombre piscofisiche o malate ,ombre in cui il soggetto vive il male esistenziale ,tutto ciò mi frena , vado a seguire quello che è la mia vita , ove scordo sempre più gente fasulla e ambigua ,ove vedo e sento rancori violenze pestilenzie per far soldi e guerre all'ultimo sangue .Di narcisismo :Come si comporta una persona narcisista?
Tendenza allo sfruttamento e alla manipolazione degli altri. Mancanza di empatia, incapacità a riconoscere e identificarsi con i sentimenti e i bisogni degli altri. Sentimenti di disprezzo, vergogna o invidia e atteggiamenti arroganti e presuntuosi.
I presuntuosi commedianti .
Avevamo sfoggiato il meglio di noi ,
di noi ribelli e ridicoli attori ,
affamati e ingordi d’avventura ;
straviziati in nome dell’amore .
Eravamo i lestofanti ganzi
di leggiadra grazia e alate esaltazioni ,
gli abominevoli amanti smaniati da sospiri ,
da i soli scopi ,i narcisisti rubacuori.
Si i presuntuosi commedianti !
tanto belli e malconci tanto bugiardi e folli ,
di malinconia nascosta ce nera tanta …
in botti di vergogna l’amore rubato .
Non c’era umiltà tra noi
solo inquietudine crudele ,
malanimo che appariva euforia ;
credevamo alla prospera esultanza .
No, non era amore il nostro !
Ammaliato fui disilluso ,
percorso colavo calce viva ;
fondevo l’anima , la vita mia .
Eravamo i muti messaggeri
in un traboccante adulterio …
in balia del vento il presagio ci accigliava ;
scandagliava turbamento lasciando palpiti nel cuore .
E ancora ,intrepida e inerte è l’attesa !
S’insinua dolente l’estate che sfiora ,
né mai sarai la promessa ch‘è s‘avvera ;
né il possesso mio ti vanterà il mio amore .
Ti illuderai d’essere la sola ch’è a me s’è concessa
con la mia ombra il sonno tuo inquieti ,
intenerito per quello che ti ho dato ;
lascio a te i miei versi eterni .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
La maschera dunque è un meccanismo di difesa, innescato in seguito ad una situazione di forte dolore, che crea un vissuto di ferita emotiva profonda, avvenuto in tenera età.
La maschera può essere vista come un meccanismo di difesa utilizzato per proteggersi e sopravvivere ad una ferita emotiva generata una situazione di forte dolore. La maschera è un modo per ritrovare un ruolo attivo e di controllo su una situazione eccessivamente dolorosa subita.
La maschera progressivamente scomparve dalle scene dei teatri e divenne metafora di un atteggiamento non autentico che l'uomo assume in determinate circostanze, spesso sotto la pressione delle convenzioni sociali.
Ma tra le tante imbiguità quella peggiore è il doppio volto, la doppia faccia che si muta a secondo la convenienza ,a secondo l'interesse di chi vuole prevalere e cosa ti vedo! Vedo che tra le mie pagine dei social trovo di queste maschere buffe ,infatti ora la propongo qui .
Maschere buffe.
In questo mondo popolato di fantasmi
di maschere buffe,
è difficile individuare uomini veri…
è difficile capire l’ignoranza che si maschera di vergogna .
Verità nascoste affliggono l'anima :
le false dialettiche feriscono il cuore ,
profetano glorie nelle follie dei ricordi …
i convinti comportamenti si beffano del vanto .
Ma chi è ottuso non vede...
chi si nasconde soffre di solitudine!
Si fregia d’essere l’assoluto
è un voltafaccia che si insegue .
Che vergogna!Giù la maschera...
Siate voi stessi voltate pagina …
abbiate almeno pietà di voi ;
del essere o non essere in grado di vivere .
Pietà per questa gente inutile persa nell’egoismo
ove si ignorano i valori del rispetto e dell’amore ,
ove l’egoismo non va vedere quanta bellezza possiamo avere ;
quanta fratellanza per unire le nostre forze e scansare la follia .
Serve così poco per dire basta ...
un basta poco!Non si spende nulla ,
una modica cifra: il rispetto.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
Dunque il doppiovolto maschera la propia coscienza e non da voce alla intellighenzia ,prevale l'esuberanza e il cuore soffre si spegne ,non trova spazio tra la folla ,quando si sveglia è ttroppo tardi .Tutto ciò come detto è egoismo è tenebra ...
Ma la maschera si veste anche di Narcisismo :Sottolineo di sfuggita come porre l’accento sulla creazione di legami affettivi, significa porre anche l’accento sulla possibilità di riconoscere che il nostro benessere riguarda la possibilità di non temere la nostra dipendenza da qualcosa di buono che è esterno a noi. Al contrario sul piano della società attuale tutto questo si traduce in una spinta all’acquisto di oggetti il cui possesso conferirebbe valore a chi li acquista. Ricordate la pubblicità di una nota marca di cosmetici che recitava “perché io valgo”!
E’ questa la domanda che pone la matrigna di Biancaneve “specchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?” Non è forse lo specchio il simbolo per eccellenza di Narciso, ed è allo specchio che la matrigna, non conoscendo la profezia di Tiresia si rivolge, lo specchio che ti restituisce l’immagine dell’oggetto amato, ovverosia te stesso, ma che ti porterà alla morte.
Quante volte abbiamo sentito nei talk show la frase narcisista per eccellenza “Io mi sono fatto da me”, frase che Racamier nel suo libro “il genio delle origini” considera alla stregua di una forma di delirio, il delirio di non avere (avuto) genitori, ovverosia di non avere nessuno a cui essere grato (e credetemi sulla parola poche cose sono sconosciute a Narciso come la gratitudine), nessuno da cui siamo dipesi, negazione della nostra stessa infanzia, delle amorevoli cure che qualcuno ci ha dato e che funzioneranno come modello nella vita adulta.
Dunque ,L’ambiguità del narcisismo
Altre volte Narciso si nasconde, e lo fa attraverso una colpevolizzazione di sé che però se osservata controluce mostra il filo della grandiosità narcisistica nascosta dalla colpa e questo risulta particolarmente evidente nel lavoro clinico. Quanta desolazione e solitudine quando si entra nel mondo interno di Narciso. Narciso si nasconde, nella società consumistica che lo glorifica al solo scopo di vendere sempre più oggetti che dovrebbero testimoniare il nostro valore, nel nostro mondo interno negando di essere lui stesso debitore ad altri o al contrario colpevolizzandosi di ogni insuccesso, in entrambi i casi mostrando la sua solitudine. Due forme di narcisismo, entrambi niente affatto sane.
Vorrei concludere con una riflessione sull’ambiguità del narcisismo e sul perché sia così difficile da riconoscere ed analizzare. Tutti noi conosciamo il comandamento evangelico “ama il prossimo tuo come te stesso”.Come si comporta una persona narcisista?
Tendenza allo sfruttamento e alla manipolazione degli altri. Mancanza di empatia, incapacità a riconoscere e identificarsi con i sentimenti e i bisogni degli altri. Sentimenti di disprezzo, vergogna o invidia e atteggiamenti arroganti e presuntuosi.
Nella psicologia junghiana, l'ombra è un aspetto inconscio della personalità che l'ego cosciente non riconosce in sé stesso; oppure la totalità dell'inconscio, ossia tutto ciò di cui una persona non è pienamente cosciente. L'ombra è quindi il lato sconosciuto di sé stessi.
Sotto certi aspetti, l'ombra "è più o meno equivalente a tutto l'inconscio freudiano"; e lo stesso Carl Jung affermò che "il risultato del metodo di delucidazione freudiano è una minuziosa elaborazione del lato oscuro dell'uomo senza precedenti in nessuna epoca precedente". Contrariamente a una definizione freudiana di ombra, tuttavia, l'ombra junghiana può includere tutto ciò che è al di fuori della luce della coscienza e può essere positiva o negativa. Poiché si tende a rifiutare o rimanere ignoranti degli aspetti meno desiderabili della propria personalità, l'ombra è in gran parte negativa. Ci sono, tuttavia, aspetti positivi che possono anche rimanere nascosti nella propria ombra (specialmente nelle persone con bassa autostima, ansie e false credenze). "Ognuno porta un'ombra", scrisse Jung, "e meno è incorporata nella vita cosciente dell'individuo, più è nera e densa". Può essere, in parte, il proprio legame con istinti animali più primitivi, che sono stati sostituiti durante la prima infanzia dalla mente cosciente.
Jung ha affermato che l'ombra è il lato oscuro sconosciuto della personalità. Secondo lui, l'ombra, essendo istintiva e irrazionale, è incline alla proiezione psicologica, in cui una percepita inferiorità personale è riconosciuta come una deficienza morale percepita in qualcun altro. Jung scrive che se queste proiezioni rimangono nascoste, "il fattore di creazione della proiezione (l'archetipo dell'Ombra) ha mano libera e può realizzare il suo oggetto - se ne ha uno - o determinare qualche altra situazione caratteristica del suo potere". Queste proiezioni isolano e danneggiano gli individui agendo come un velo di illusione che si infittisce costantemente tra l'ego e il mondo reale.
L’OMBRA CHE APPARE NEI SOGNI .
L'ombra può apparire nei sogni e nelle visioni in varie forme e tipicamente "appare come una persona dello stesso sesso di quella del sognatore". L'aspetto e il ruolo dell'ombra dipendono in gran parte dall'esperienza di vita dell'individuo perché gran parte dell'ombra si sviluppa nella mente dell'individuo piuttosto che essere semplicemente ereditata nell'inconscio collettivo. Tuttavia, alcuni junghiani sostengono che "l'ombra contiene, oltre all'ombra personale, l'ombra della società... alimentata dai valori collettivi trascurati e repressi".
Le interazioni con l'ombra nei sogni possono far luce sul proprio stato d'animo. Una conversazione con un aspetto dell'ombra può indicare che si è interessati a desideri o intenzioni contrastanti. L'identificazione con una figura disprezzata può significare che si ha una differenza non riconosciuta dal personaggio, una differenza che potrebbe indicare un rifiuto delle qualità illuminanti della coscienza dell'ego. Questi esempi si riferiscono solo a due dei molti ruoli possibili che l'ombra può adottare e non sono guide generali all'interpretazione. Inoltre, può essere difficile identificare i personaggi nei sogni - "tutti i contenuti sono sfocati e si fondono l'uno nell'altro... come 'contaminazione' di contenuti inconsci" - così che un personaggio che a prima vista sembra essere un’ombra potrebbe invece rappresentare qualche altro complesso.
Jung ha anche suggerito che ci fosse più di uno strato che compone l'ombra. Gli strati superiori contengono il flusso significativo e le manifestazioni delle esperienze personali dirette. Questi sono resi inconsci nell'individuo da cose come il cambiamento dell'attenzione da una cosa all'altra, la semplice dimenticanza o una repressione. Al di sotto di questi strati idiosincratici, tuttavia, ci sono gli archetipi che formano i contenuti psichici di tutte le esperienze umane. Jung ha descritto questo strato più profondo come "un'attività psichica che va avanti indipendentemente dalla mente cosciente e non dipende nemmeno dagli strati superiori dell'inconscio - non toccato e forse intoccabile - dall'esperienza personale"
DA QUI UNA MIA POESIA .
Se mi vuoi sognare .
Abita in cielo il mio sospiro
tra lusinghe di sole e gocce di sale...
di lacrime graffiano la tua preziosa siepe ,
nella notte degli amori strega il mio inno.
Tu il culmine ,il mio vacillo
sei il rosso lampo la luna che dorme ...
esorti la voce dei muti , le mie strofe,
canti lode nel coro delle stelle del divino inno.
Sei musica mia amata ...
sei organza tra i sogni delle tue pieghe ,
vieni sulla fredda neve la bianca coltre
ove su di essa trovi la tua immagine di umettato madido .
Se mi vuoi sognare liberati dal tuo male !
Seguimi ,ascoltami e taci ,leggi le mie strofe ,
è il vivente filo che da te ci lega ...
nel tumulto dei mimi sangue spandi alla mia anima .
Se mi vuoi sognare devi vivermi !
Conquistare ,come la tragedia dell'estasi
della liberazione dei sensi di luce silenziosa che mai osa ...
musica tra le nuvole il mito e il mondo ruota .
E' essenza di esternazione la pura fame ...
ove cospargi la devozione nei miei sentimenti ,
ove nel sacrilegio offeso vuoti le tue malie ;
il bene ch’è t’ho voluto il sogno mio ripaghi.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
L'eventuale incontro con l'ombra gioca un ruolo centrale nel processo di individuazione . Jung riteneva che "il corso dell'individuazione... mostra una certa regolarità formale. I suoi segnali e le pietre miliari sono vari simboli archetipici" che segnano le sue fasi; e di questi "il primo stadio conduce all'esperienza dell'ombra".Se "il crollo della persona costituisce il tipico momento junghiano sia nella terapia che nello sviluppo", è questo che apre la strada all'ombra interiore, che si verifica quando "sotto la superficie una persona soffre di una noia mortale questo fa sembrare tutto privo di significato e vuoto... come se l'incontro iniziale con il Sé proiettasse un'ombra oscura prima del tempo." Jung considerava un pericolo perenne nella vita che "più la coscienza acquisisce chiarezza, più monarchico diventa il suo contenuto... il re ha costantemente bisogno del rinnovamento che inizia con una discesa nella propria oscurità" - la sua ombra - Che mette in moto la "dissoluzione della persona".
"L'ombra personifica tutto ciò che il soggetto rifiuta di riconoscere di sé stesso" e rappresenta "un passaggio stretto, una porta stretta, la cui dolorosa costrizione nessuno ne viene risparmiato a chi scende al pozzo profondo".
Se e quando un individuo fa un tentativo di vedere la sua ombra, egli diventa consapevole e spesso si vergogna di quelle qualità e impulsi che nega in sé stesso ma può chiaramente vedere negli altri - cose come l'egoismo, la pigrizia mentale e la trascuratezza ; le fantasie, gli schemi e le trame irreali; la negligenza e la codardia; l’amore smodato per il denaro e per i beni , lavoro di autoeducazione lungo e doloroso.
Lo scioglimento della persona e l'avvio del processo di individuazione porta con sé anche "il pericolo di cadere vittima dell'ombra... l'ombra nera che ognuno porta con sé, l'aspetto inferiore e quindi nascosto della personalità". Risultando una fusione con l'ombra.
L’OMBRA DELLA COSCIENZA .
Secondo Jung, l'ombra a volte travolge le azioni di una persona; ad esempio, quando la mente cosciente è sconvolta, confusa o paralizzata dall'indecisione. "Un uomo che è posseduto dalla sua ombra è sempre in piedi nella sua stessa luce e cade nelle sue stesse trappole... vive al di sotto del suo stesso livello." Quindi, in termini di storia del dottor Jekyll e del signor Hyde, "deve essere Jekyll, la personalità cosciente, che integra l'ombra... e non viceversa. Altrimenti il cosciente diventa schiavo dell'ombra autonoma."
L'individuazione solleva inevitabilmente proprio questa possibilità. Mentre il processo continua e "la libido lascia il luminoso mondo superiore... affonda di nuovo nelle sue stesse profondità... sotto, nelle ombre dell'inconscio". Così anche ciò che viene in primo piano è "ciò che era nascosto sotto la maschera dell'adattamento convenzionale: l'ombra", con il risultato che "l'ego e l'ombra non sono più divisi ma si uniscono in un'unità dichiaratamente precaria .
L'impatto di tale "confronto con l'ombra produce dapprima un equilibrio morto, un fermo che ostacola le decisioni morali e rende inefficaci le convinzioni... nigredo, tenebrositas, caos, malinconia". Di conseguenza, (come Jung sapeva per esperienza personale): "In questo tempo di discesa - uno, tre, sette anni, più o meno - sono richiesti coraggio e forza autentici", senza certezza di emergere. Tuttavia, Jung rimase dell'opinione che mentre "nessuno dovrebbe negare il pericolo della discesa... ogni discesa è seguita da una salita... enantiodromia;"e l'assimilazione dell'ombra, anziché il possesso da parte di essa, diventa finalmente una possibilità reale.
ASSIMILARE L’OMBRA .
L’enantiodromia lancia una prospettiva diversa. "Cominciamo a viaggiare su, attraverso le spirali curative... verso l'alto." Qui la lotta è mantenere la consapevolezza dell'ombra, ma non l'identificazione con essa. "La non identificazione richiede uno sforzo morale considerevole che impedisce una discesa in quell'oscurità"; e sebbene "la mente conscia rischia di essere sommersa in qualsiasi momento nell'inconscio... la comprensione agisce come un salvavita. Integra l'inconscio." Questo reincorpora l'ombra nella personalità, producendo una coscienza più forte e più ampia di prima. "L'assimilazione dell'ombra dà a un uomo il corpo, per così dire,"fornendo così un trampolino di lancio per un'ulteriore individuazione. "L'integrazione dell'ombra, o la realizzazione dell'inconscio personale, segna la prima tappa del processo analitico... senza di essa un riconoscimento di anima e animus è impossibile." Viceversa, "nella misura in cui l'ombra è riconosciuta e integrata, il problema dell'anima, cioè della relazione, è costellato" e diventa il centro della ricerca dell'individuazione.
Carolyn Kaufman ha scritto che "nonostante la sua funzione di serbatoio per l'oscurità umana - o forse proprio per questo - l'ombra è la sede della creatività"; un modo che per alcuni, potrebbe essere "il lato oscuro del suo essere, la sua ombra sinistra... rappresenta il vero spirito della vita contro l'arido studioso". Tuttavia, gli junghiani avvertono che "il riconoscimento dell'ombra deve essere un processo continuo per tutta la vita"; e anche dopo che il focus dell'individuazione si è spostato sull'animus/anima, "le fasi successive dell'integrazione dell'ombra" continueranno a verificarsi - il triste "processo di lavare la biancheria sporca in privato", di accettare la propria ombra.
TEORIA DELLE OMBRE - IN , ARTE, DISEGNO e PITTURA.
COS'È L'OMBRA
Per ombra si intende genericamente, la parte non illuminata di un corpo.
Dobbiamo però, innanzi tutto distinguere 2 tipi di ombra.
La parte non illuminata di un corpo generata dalla luce ambientale (sia artificiale che naturale).L' ombra che il corpo proietta sui corpi circostanti.
Questa puntualizzazione serve solo per specificare e chiarire che parliamo di ambedue le cose e che i criteri sono uguali .A parte la tecnica del chiaroscuro che si applica nei disegni e nelle opere monocromatiche, il colore dell'ombra si costruisce con dei criteri abbastanza precisi.
Ogni artista può con la sua sensibilità e creatività apportare modifiche e personalizzazioni a questi criteri, ma è opportuno, se non necessario conoscere come si forma il colore dell'ombra.
LA TEORIA DELLE OMBRE.
Qualsiasi sia il colore dell'oggetto che volete dipingere, ricordate che :
Il colore dell'ombra di un oggetto, è formato da una parte di azzurro, dal colore dell'oggetto e una parte del suo colore complementare nella scala armonica dei colori.
cyan nel colore ombra Esaminiamo l'esempio più semplice : La parte in ombra del colore bianco.
Provate a guardare una foto di un paesaggio innevato, vi accorgerete che la parte in ombra della neve, che comunemente sareste portati a pensare sia di un grigio chiaro è invece una tonalità di azzurro. Quindi, è con questo colore che va scurito il bianco, non col nero, anche se per rendere la parte in ombra meno brillante si aggiunge un pizzico del colore complementare del bianco, cioè il nero.
La parte in ombra di un oggetto di colore bianco è quindi formata dai seguenti colori: bianco, azzurro e nero. colore ombra Abbiamo detto che il colore di corpi è influenzato dalla luce, dall'atmosfera circostante, dai riflessi e dal colore degli oggetti vicini.
Questa affermazione è valida anche per la parte in ombra degli oggetti poichè, ovviamente anche il suo colore subisce le stesse influenze, che subisce la parte illuminata.
Dunque , nella storia dell’arte tutto questo è cronaca recente: l’ombra portata come opera a sé è un’invenzione della contemporaneità.
Sebbene, infatti, l’origine della pittura sia stata rintracciata da Plinio il Vecchio nel ricalco di un ombra (ne ho parlato a proposito dei ritratti di profilo), l’ombra portata è stata utilizzata dagli artisti “solo” per definire lo spazio, suggerire le distanze reciproche tra i vari elementi e dare consistenza agli oggetti della scena.
IO POETA , DA QUI' VI NARRO LA MIA OMBRA .
LA POESIA DIVENTA LA MIA OMBRA .
L’ombra allo specchio,
il mare, e il modo di leggere una poesia .
Mentre si fa chiasso alla deriva
sul piatto mare si estende la sua pendice,
si specchia in un robusto vetro il vestito
s'affissano i miei sguardi nel vedere la sua luce .
E' l'ombra che si mostra maestosa
l’ombra ,che vuole la sua immagine fiera
con la sua veste la mano sullo specchio ingombra:
l'anima nello specchio ancora ombra l’ombra.
«Oggi sei vecchia e fosti ieri fanciulla,
domani sarai dea e la cenere t’avrà disciolta ;
in terra in polvere in fumo in ombra in nulla.»
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
(le dee che decidevano un tempo tagliando il «filo della vita» quando gli umani dovevano morire).
Veniamo dunque alla scena. riprodotta in miei versi .Cerchiamo di immaginarla.
Siamo in riva («pendice») al mare. La donna, seduta («assisa» dà le spalle al mare e si guarda nello specchio. L’uomo sta tra la donna e il mare. Se guarda il mare, l’uomo vede sulla superficie dell’acqua l’ombra della donna con lo specchio in mano. Se si volta e guarda la donna, nello specchio vede riflessa ancora quell’ombra.
DO INIZIO ALLA NARRAZIONE .
Lo chiamavano l'ombroso !(IL POETA FOLLE ): ≈ il diffidente, l'irritabile, il permaloso, lo, scontroso, lo scorbutico, il suscettibile,c'era l'imbarazzo della scelta a come chiamarlo :alcuni di questi aggettivi sono giustificabili nella sua naturale forma , ma, che dire :era lo strafatto del malinconico ;la sua ansia la mostrava alla tristezza quando tutto gli andava male , quando prendeva e lasciava l'amore ,quando senza motivo si isolava da tutti con i suoi assurdi pensieri chiudendosi in camera , forse non riusciva ad evadere dalla sua esistenza esistenziale .
Si, permaloso fino all'osso ,risentito del nulla si indispettiva senza fondati motivi ;la pioggia per lui era il manto dell'inverno ove in essa riparava la sua anima , il suo sole , la sua luna ,il suo essere disgraziato ,la poesia era la sua passione ,la sua eccelsa canzone ove cantava le sue storie ,le sue avventure ;era la sua musica eterna ! Era l'immenso del pensiero e bastava poco ad espirarsi per cantare l'amore .
Nella sua disgrazia di uomo a metà ,dopo anni di studi passati tra miserabili e figli di buona donna ,ove l'insulto lo rendeva uomo ,il becero arbitrio che lo doveva difendere si nascondeva in falsità e imbrogli ,era ingenuo e molti si approfittavano di lui .Ma un bel giorno essendo lui testardo prese per mano la sua vita e volle reagire ,farsi coraggio e combattere ,si adagiò all'ombra di un grande albero e scrisse la sua prima poesia .
SCRISSE PROGENIE :
PROGENIA .
Ho cercato da tempo una croce
dispersa nel sangue
nelle vene del mio gene.
E nasceva in quella valle
la mia gente sulla terra dei guerrieri
veniva da lontano a cavallo di un destriero
erano valorosi ,i portatori di poesia .
Ed io nacqui genuino
da un seme di un prato all'alba di un mattino,
da loro fui presto designato,
avvolto dal mantello della gloria
dall'orgoglio che mi fece grande ,
mi dette lustro e tanto amore .
Crescevo la mia vita all'ombra di una quercia,
raccogliendo i loro nomi gloriosi
per farne grande gloria,
per dirle c'ero anche io a quei tempi
nel loro sangue a seminare arte ,la parola saggia .
Progenie arrivate da lontano
da una civiltà Greca,
narratori di una storia portatori di una stirpe.
Il mio casato da loro fu creato a Volterra fiorì il ceppo
la loro insegna mi hanno lasciato dando voce al guerriero.
Il cervo rampante è lo stemma
Luzio il fondatore
di stirpe antica il GRECO Cavaliere.
Si , si illuse il poveraccio , credette d'essere poeta con poche righe , credette che con poche righe abbozzate alla meglio rivelava a se la bravura del sapere , d'essere il sofista greco ed espandere la filosofia dei grandi .
Coperto dalle nuvole e gonfio di pioggia ,ricavò dal suo scuro pensiero la bellezza :fu plumbeo e nell'azzurro si manifesto fiero ,nella luce accese il suo faro e ebbe dopo la tempesta il sereno .
≈ Scacciò dalla sua mente i beceri umanoidi , gente senza cuore e anima , li mise nei fondi dei letami ove la loro puzza fu inquieta ,fu condita da vermi e sciacalli , da rospi nauseabondi e da marciume di capre e asini ove i maiali assieme a loro danzavano la danza nel porcile ;questi idioti credendosi intelligenti per i loro gradi di cultura ,facevano gli snobisti ,adescando i pollastri si approfittavano e rubavano la vera saggezza dove il poeta dava di se il meglio della lirica.
SI, NON GLI DO UN NOME ,lo chiamo semplicemente (POETA FOLLE )!
Come scritto il titolo della mia narrazione e - OMBRE SU GLI SPECCHI -
IL SUDDETTO NOMIGNOLO - L’OMBROSO come già chiarito e giustificato etimologicamente ,ha altre forme diverse di teoriche successioni assoggettate da altri significati come sotto leggerete ,ma non ha nulla a che fare con l’ombroso del soggetto della mia narrazione , ecco perché l’ho chiamato IL POETA -
Marco Ezechia L'ombroso, detto Cesare (Verona, 6 novembre 1835 – Torino, 19 ottobre 1909), è stato un medico, antropologo, filosofo, giurista e criminologo italiano, da taluni studiosi definito come padre della moderna criminologia. Esponente del positivismo, è stato uno dei pionieri degli studi sulla criminalità, e fondatore dell'antropologia criminale. Il suo lavoro è stato fortemente influenzato dalla fisiognomica, dal darwinismo sociale e dalla frenologia.
Le teorie l'ombrosiane si basano sul concetto del criminale per nascita, secondo cui l'origine del comportamento criminale sarebbe insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale, persona fisicamente differente dall'uomo normale in quanto dotata di anomalie e atavismi che ne determinavano il comportamento socialmente deviante. Di conseguenza, secondo L'ombroso l'inclinazione al crimine è una patologia ereditaria e l'unico approccio utile nei confronti del criminale quello clinico-terapeutico. Solo nell'ultima parte della sua vita L'ombroso prese in considerazione anche i fattori ambientali, educativi e sociali come concorrenti a quelli fisici nella determinazione del comportamento criminale.
Sebbene a l' Ombroso vada riconosciuto il merito di aver tentato un primo approccio sistematico allo studio della criminalità, tanto che ad alcune sue ricerche si ispirarono Sigmund Freud e Carl Gustav Jung per alcune teorie della psicoanalisi applicata alla società, la maggior parte delle sue teorie risultano oggi destituite di ogni fondamento scientifico tanto che molti studiosi lo definirono come un visionario. Al termine di un controverso percorso accademico e professionale, L'ombroso fu anche radiato, nel 1882,dalla Società italiana di Antropologia ed Etnologia.
Dunque ,il poeta folle da me battezzato ,fu schivo , per molto tempo vergognoso ,non riusciva a mettere assieme la sintassi con la forma metrica , il verso con la parola amore ,un disastro per non parlare della grammatica ,un fallimento totale ... Col tempo il suo cervello si ribellò , più che ribellarsi si svegliò da un letargo animalesco ove i suoi pensieri si misero a cantare , così , all’improvviso !
Ma un motivo ci fu : egli era un giovanotto molto attivo, portato al sesso , un caloroso che non passava giorno e di quella cosa meravigliosa ne aveva spesso bisogno ;quel motivo si ingrandiva sempre più , più il tempo passava , più aumentava il bisogno di amare di sognare e fu anche la stessa poesia a fargli da supporto ove conobbe alcune donne ...
Si fregiò dunque del nominato poeta dell’amore per i suoi versi accattivanti e sensuali ,questo lo svegliò da quel sonno acerbo ,ostico ,quasi indifferente e fu noto in tutto il mondo come poetanarratore .Le sue battaglie erano i suoi suggerimenti e spesso veniva mandato a quel paese ; si lui suggeriva la sua esperienza avuta con sudore e acquisita con sacrificio ,nelle lotte idiote tra somari e ciucci ,insomma , gli dispiaceva leggere cretinate con forme ritmiche decapitate da versi sdrucili , di strofe strangolate e vocaboli di misere melodie .
Si mise a scrivere finalmente ,ma la sua ombra lo accompagnava ovunque andasse ,provava a sedersi sotto alberi in fiore e rinfrescarsi in acque limpide ,d'altro canto il marcio era dovunque e a volte inevitabile , c'era la lotta all’ultimo verso, al furtivo rifuso , al pazzoide sofista che si mostrava e poi spariva , insomma di tutto un po , e il passava , lui cercava di fermarlo facendo più cose ,ma nulla e correva dietro il nulla senza riuscire a prendere ne capo , ne coda .
UNA MIA POESIA.
L’ANGELO DELLA MORTE .
Urla l’anima mia davanti a tanta disperazione
davanti ai carnefici della vita , gli eredi immondi ,
da contorte progenie i mali più efferati
il disumano gesto di una falsa vittoria .
Pietà Signore !
Abbi pietà di questa miseria ...
siamo gente arrogante e ostica ,
generosa e umile per la becera convenienza .
Non basta spogliarsi di ogni falsa dignità
di umiliarsi e reprimersi ...
ricordare la memoria dei folli usciti dagli schemi ,
dal falso idealismo le loro sentenze .
Verrà l’angelo della morte
verrà a salvare la debolezza ,
come ha fatto il Cristo :
a punire , la lurida vergogna .
Sono troppi agnelli i figli degli Angeli morti !
Oh Signore , Dio dove sei ?
Troppi gli olocausti ,
gli inferni da patire su i roghi della vita .
Voi , miscela di veleno e miscredenza
perirete nel ricordo dell’amore ,
ogni anno sarete messi in croce
sul patibolo del cielo giudicati .
Vi resterà il marchio dell’odio sulla fronte ,
solo dai bambini che avete uccisi sarete perdonati .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Ma lui ostinato continuava a scrivere piccole e brevi storie , narrava di se delle sue avventure e così diceva nella sua ombra notturna :
Che strana vita.
Una piccola storia ,una come le tante del poeta folle !
Spesso e come sempre al mattino presto o addirittura di notte scrivo poesia e in questi particolari orari mi collego poi per postare su social e miei blog poesia ,è la mia passione ,mi piace ,mi rilassa ,mi fa sentire meglio e lo faccio con piacere .Le attenzioni sono parecchie specialmente tra i miei lettori che in silenzio mi leggono ,lo capisco nel vedere il numero delle visualizzazioni ove capisco che molti mi leggono e questo da una parte mi da certezza che le mie poesie i miei romanzi piacciono .
E fin qui nulla di male tutto ok ci mancherebbe ,voglio però farvi notare comunicare , insomma farvi capire l'importanza di questa mia passione che è la poesia e per chi a volte ci rimane coinvolto : chi appunto è interessato a i miei scritti e non alla mia persona ed è comprensibile ,l'arte poetica va apprezzata appunto dai contenuti non dal bello o brutto aspetto dell'autore .
Comunque in questo mio percorso trovo di tutto e come per caso ne prendo una a caso ,una delle tante storielle che capitano in questa STRANA VITA.
La tipa mi osservò per parecchio tempo nel leggermi ,nel modo con cui mi ponevo a mostrarmi in video poesia , a leggere i miei testi di poesia,. Lei sempre presente a darmi il suo contributo col piacevole sostegno e commento lasciandomi abbracci e sorrisi .
Io spesso la ringraziavo in privato e nacque una bella amicizia e finché durò questa empatica simbiosi lei godeva le belle emozioni ,io ero il suo poeta ,il suo cavaliere errante .
Di me leggeva tutto ,persino un mio inutile sfogo ove la mia debolezza ebbe uno sconforto causato ancora dall'intruglio del piglia , piglia delle miserevoli vergogne che leggo tra le righe e mi pregò con tanta grazia a continuare a scrivere perché erano troppo belle le mie poesie .
Comunque mi scrisse belle cose in privato e mi fece solletico nell'intimo ,io maschio attizzai l'antenna e volli scoprire di più di lei ,mi sentivo protetto ,quasi amato e quel suo assiduo interesse mi fece capire che gli piacevo ,naturalmente finché durò quella magia ,quella platonica simbiosi ,direi empatia ammiccante di piacevole attenzione .
Ma come saprete belle donne ,l'uomo è cacciatore e vuole la sua preda o almeno capire che cavolo si vuole ?E non volli fermarmi alle solite e banali frasi ove il mieloso da fastidio e l'inutile sbava pietose frasi ,decisi di scrivergli una lettera bella tosta , diretta ove frantumai e scalfii il piccolo muro amoroso di quel fremito platonico a cui lei era addentrata e la invitai a un incontro .
Dopo tempo acconsenti visto che eravamo vicini di città ,non vedevo l'ora ero emozionato ,l'appuntamento era per le 15 di un giorno feriale dinanzi a un super mercato ,lì la notai subito e da subito mi caddero le braccia , ma oramai ero lì e gli davo le mie attenzioni .Si parlò del più e del meno come due vecchi amici che dopo tempo si incontrano e si raccontano le loro avventure .
Si, scrive e non si arrende , vuole ricuperare il tempo perso, quello dell'ignoranza ove l'intellighenzia tardava ad arrivare ... era nascosta nel suo cervello da cavallo e come detto il suo chiodo fisso era la .... si, quella , chissà poi che fissazione , ma credo che era proprio portato a quell'amore clandestino ,infatti la sua natura era di fuoco, credo doveva fare il fochista , o il pompiere per spegnersi i suoi bollori .
Compiva sedici anni quel tempo e viveva in una casa di campagna tra fiori e viole , tra ruscelli e ciclamini , nel verde pieno della natura ,raccolte molte cose allora dalla vita :raccolse la gioia di respirare aria , di vedere il sole , di cantare con gli uccelli quando era con loro su gli alberi ,quando la mattina si alzava e di corsa correva in paese per fermarsi poi davanti alla sua Madonna .
Fu luce quel tempo azzurro , fu arcobaleno ;si la vita dona cose che col tempo si capiscono ,ma solo dopo anni ,dopo che ti rendi conto cosa vuol dire respirare ; Si la sua romanza cominciò presto ,la scriveva nel suo pensiero , la narrava ai suoi animali , nella preghiera dell'ave o Maria,quante erano le scorribande , tra i campi elisi nei boschi le castagne ,sui monti i funghi , tra gli alberi i frutti .
Ma , sedici anni arrivano una volta solo nella vita e quella bellezza la visse appieno senza rendersene conto , senza curarsi del suo essere timido, ombroso , a volte pauroso , insomma allora c'era la carestia del dopoguerra , c'era la vergogna ,il rossore sulle guance e come detto tanta paura,questo intimidiva maggiormente il nostro poeta .
Si, i sedici anni poi passano e arriva l'adolescenza ,arrivano le prime cottarelle , i rossori si presentano come fanno gli imbecilli : si mostrano di nascosto e nell'ombra vanno a spasso ;mentre gli ormoni scoppiettano e i botti volano nell'aria ,altro è la musica a quei tempi ove tutto era fantastico cominciarono a fiorire i primi baci e il nostro poeta si dava da fare .
Con altri amici arredarono una stanza con divani e tanti manifesti che riecheggiava la bellezza di quei anni ,gli anni 70/80 , anni in cui la frescura del sangue bolliva nell'anima dava benzina al motore della frenesia , a gli ormoni e con poco saliva alla testa per dare fiato alle trombe ,ove la pelle scalpitava sulle guance delle belle fanciulle ,ove in quel scannatoio di primi peli si oliavano le labbra e si aspettava il lento con luci spente la delizia del bacio , si diceva il limonare della balda giovinezza .
Ma poi, poi il nostro poeta crebbe e diverse furono le conquiste , le avventure i primi appuntamenti le corse alle rose per donarle all'amore , a un traguardo che non finiva mai, come se il tempo mai si fermasse ,come se il pensiero era unico scopo di vita e si ignorava che gli anni passassero veloci .
Si, passarono quei tempi innamorati ,mentre gli obiettivi del fare e del volere tenevano occupata la mente :da prima il militare ,la patente ,la moto per girare il mondo con strani vestiti si indossava la grande corsa ,le vivaci serate con il vecchio giradischi in venti , trenta ragazzi su colli e piazze la presunzione innocente era il ballo della vita .Ma la sua timidezza lo frenava , era sensibile nel proporsi a una donna e molte occasioni si nascosero dietro una ombra di cartone .
UNA MIA POESIA .
Canto ribelle .
Che strane sensazioni
odo voci di fanciulle innamorate , le anime dei sonni ,
odo suoni di musiche assassine
ove la romanza si finge passionale .
È il mio canto ribelle !
Nel mio cuore leggero libero l’aria le nuvole dal sole …
Tu , amata hai bisogno di celati sogni ;
di me , che sono tra i cespugli e rovi .
Non ho nulla tra le braccia !
Ho solo deserti di piume in volo …
col sornione cuore l’amore bramo ;
dai sordi tuoni il pallore della brughiera mi colora .
Oh , se fosse così facile amare !
Tu, luccichio di specchi seil’angelica anima in amore ,
c'è in te il canto libero che apre alla fortuna …
alla preghiera della vergine Maria .
Canto giovinezza oziosa !
Trascurata da terreni vizi e debolezze effimere,
accattivato da slanci selvaggi e purezze assopite ;
offro il mio mare a chi lo sa udire .
Mi offro alle tentazioni della carne con veemenza
col cuore sarò cannibale e spietato ...
con i miei baci freddi ti spoglierò l'anima ;
lentamente entrerò nella tua vita con rulli di tamburo .
E forse un lontano giorno scoprirò il rimorso dei dolori …
il serafico sguardo dal volto mattutino ,
la lorica pelle mi farà da scudo …
libero nell'aria canterò il tuo amore.
Canto ribelle ,canto di labbra mute !
Cibo di fragranza e odori soavi …
di rosso lampo e chiaro di luna ;
tu la femmina mi apparisti tempestosa .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
E dunque crebbe l'ombroso , il poeta dell'amore e inconsapevolmente imparò la filosofia , anzi divenne filosofo ,lui amante della parola scoprì questa arte del pensiero e ne fece tesoro ,si vede che la passione della poesia si affacciò nella sua mente ,come per incanto, come nella sua scala naturale crebbe e salì l'ascesa del sommo il suo maestro per antonomasia , si il grande dei grandi - DANTE ALIGHIERI -
DIVENNE DUNQUE UN SOFISTA !
Ora parlo appunto dei sofisti e la loro storia :
La sofistica (in greco antico: σοφιστική τέχνη, sofistikḗ téchnē) è stata una corrente filosofica sviluppatasi nell'antica Grecia, ad Atene in particolare, a partire dalla seconda metà del V secolo a.C., la quale, in polemica con la scuola eleatica e avvalendosi del metodo dialettico di Zenone di Elea, pose al centro della propria riflessione l'uomo e le problematiche relative alla morale e alla vita sociale e politica. Non si trattò di una vera e propria scuola né di un movimento omogeneo, ma fu estremamente variegata al suo interno: i suoi esponenti (detti appunto sofisti), seppur accomunati dalla professione di «maestro di virtù», si interessarono di vari ambiti del sapere, giungendo ognuno a conclusioni differenti e a volte tra loro contrastanti.
Veduta dell’Acropoli di Atene
Lo sviluppo della sofistica ad Atene è legato a un insieme di fattori culturali, economici e politico-sociali. Con la sconfitta dei Persiani a Salamina nel 480 a.C. le poleis greche affermarono la propria autonomia, e la loro potenza si ampliò progressivamente nel corso dei successivi cinquant'anni di pace (la cosiddetta Pentecontaetia). In particolare, a primeggiare su tutte furono le città rivali, ovvero Sparta e Atene: la prima espanse la propria influenza su quasi tutto il Peloponneso attraverso un'ampia rete di alleanze, mentre Atene, membro di primo piano della Lega delio-attica, con l'avvento di Pericle finì con l'assumerne il comando. Con il potere politico ed economico crebbe però anche l'ostilità tra le due città, e il desiderio di supremazia sull'intera Grecia portò al disastro della Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.)
Pericle.
Pericle, leader carismatico della fazione democratica, governò Atene per circa un trentennio, dal 461 al 429 a.C., portando la città al suo massimo splendore. Egli fece trasferire il tesoro della Lega delio-attica da Delo ad Atene, e trasformò il volto della città con un imponente piano di riforma architettonica (simbolo del potere dell'epoca sono gli edifici dell'Acropoli: il Partenone, l'Eretteo, i Propilei); inoltre, si intensificarono i rapporti con le altre città, attraverso alleanze e scambi commerciali. Fu proprio questo nuovo clima di pace a favorire l'affermarsi della sofistica, poiché permise ai sofisti, «maestri di virtù» itineranti, di spostarsi di città in città, seguendo le rotte commerciali. Visitando luoghi con tradizioni e ordinamenti politici differenti, talvolta varcando addirittura i confini dell'Ellade, essi iniziarono ad interrogarsi sul valore intrinseco delle leggi e della morale, giungendo ad un sostanziale relativismo etico che riconosceva il valore delle norme morali solo in relazione alle usanze della città in cui ci si trova ad operare: la stessa areté (virtù) da loro insegnata si riduceva all'insieme delle norme e delle convenzioni riconosciute valide dai cittadini, alle quali il retore si deve adeguare per avere successo e buona fama. Tuttavia, bisogna considerare che non erano considerati “cittadini” le donne, gli stranieri (meteci) e gli schiavi.
L'età di Pericle fu dunque al tempo stesso l'età dello splendore e della crisi della polis, poiché coincise con la crisi dei valori tradizionali, di cui i sofisti furono protagonisti; come scrive Mario Untersteiner, la sofistica è «l'espressione naturale di una coscienza nuova pronta ad avvertire quanto contraddittoria, e perciò tragica, sia la realtà».Il primo interesse dei sofisti è la rottura con la tradizione giuridica, sociale, culturale, religiosa, fatta di regole basate sulla forza dell'autorità e del mito (e per questo motivo sono talvolta guardati come "precursori dell'Illuminismo"), a cui veniva contrapposta una morale flessibile, basata sulla retorica. D'altra parte, la stessa retorica che essi insegnavano aveva un'enorme importanza per la vita civile nel regime democratico dell'epoca, il quale riconosceva a tutti i cittadini l'uguaglianza giuridica (isonomia) e la libertà di parola durante l'assemblea pubblica (parresia).
Il tramonto dell'aristocrazia segnò il tramonto di una mentalità, di un'epoca con le sue aspirazioni eroiche. Le eroiche lotte sostenute contro i Persiani, le nuove leggi e le nuove costituzioni crearono un grande senso di fiducia in se stessi. Nel pensiero dei sofisti si rispecchiano le esigenze delle àlacri classi borghesi, l'arrivismo degli uomini nuovi, l'irriverenza verso le tradizioni sacre ed il beffardo disprezzo del passato, le violente lotte fra città e città, la corsa sfrenata alle cariche politiche
I sofisti rinunciarono alla vastità delle congetture cosmologiche dei filosofi naturalisti, concentrandosi sulla soggettività dell'uomo, sulla legittimità delle opinioni e il valore dei fenomeni. L'approccio dei sofisti era quindi orientato all'individualismo e al relativismo, alla critica dei valori tradizionali, al razionalismo. I contemporanei avvertirono in queste posizioni il rischio di derive ateistiche e di corruzione dei costumi. Certa storiografia moderna ha invece evocato l'idea di un illuminismo greco
I sofisti girano per la Grecia presentandosi come maestri di virtù, quale tecnica di comportamento politico e dell'arte dei discorsi, ovvero la retorica, facendosi pagare un compenso per il loro insegnamento. Con il termine sofista nell'antica Grecia si denota chi è in possesso della sapienza (sophia).
E dunque il nostro poeta si mise a fare il sofista, nei vari video esponeva le sue tesi , le sue teorie , come gli antichi sofisti che giravano per le piazze a dettare la loro saggezza , il poeta diffondeva la sua sapienza sul virtuale mondo degli anni 2023 e nel suo silenzio sepolcrale dava inizio al frantumato cuore per ricomporre la sua anima ,per affilare le sue membra prive di luce per abdicare la mente senza membra e ombre .
Dava inizio al suo credo dell'essere poeta nella sua alcova ove imbevuta di oscurità si saziava di sapere ,mentre nel suo giardino consumava singhiozzi e vizi nella sacralità ovvia delle sue pene ,consolandosi con poco l'attesa della sua morte ,privandosi di voluttà ,nel supplizio scabro delle tenebre ove ogni trappola era tesa nei suoi sensi .E disse:
Questo supplizio acre mi strappa il cuore e nelle .tenebre trovo la frescura, mentre mi avvolge una tremenda aurora.
E così fu nel suo dettato video Io chiamo filosofo colui che ha il coraggio di sconvolgere le modalità d'ingaggio tra se e i suoi discepoli - o i suoi lettori -. Il filosofo non deve più venire incontro alle esigenze "umane" di chi ascolta, ma deve necessariamente poterne essere "nemico" usando una retorica atta a far riflettere, e non soltanto a farsi dar ragione.
Io amo la filosofia bellicosa, quella che, ogni volta annuncia o sentenzia, deve somigliare a una danza di guerra, una dichiarazione di guerra agli stereotipi imperanti. Si deve poter mettere gli altri di fronte a se stessi senza fronzoli, e senza fronzoli costringerli a sostare dove la verità, goccia a goccia, distilla nei cuori il sapore agrodolce della "propria realtà", della propria tragedia.
Non importa se ho ragione: voler aver sempre ragione è un gusto triviale, il gusto di chi indossa la medesima maschera di ognuno per poter indurre ognuno a dire: "bravo! Siamo simili... anzi uguali: perciò hai ragione da vendere, così se ce l'hai tu, avrò ragione da vendere anch'io!" Ecco che il discepolo o il lettore non avrà nulla da chiedere! L'ego d'ognuno è ora nutrito, soddisfatto.
Allora di chi o cosa una filosofia qualunque se nessuno più chiede?
Io mi onoro di essere diventato discepolo di Zarathustra: io so essergli degno "nemico", per questo amo interpretarlo e reinterpretarlo: perché ho bisogno di comprenderlo a modo mio. Questo è anche il mio amore per lui. Amore che non risparmia e che non chiede mercede; amore che è una pugna senza esclusione di colpi e che insegna a se stessi: SUPERA!
Mi si comprende?
Dunque, non una filosofia che dà elargendo oboli di sapienza e perle di saggezza, ma una filosofia che toglie fiato per infondere a chi ode la voglia matta di farsi nemico e ascoltare, riflettere e darsi da sè la "verità" che ci si aspetta dal filosofo.
Il filosofo deve semplicemente diventare la cattiva coscienza dei suoi uditori; ma mentre insegna agli altri lui stesso deve imparare le cose che insegna: perciò deve diventare la cattiva coscienza di se stesso.
Dunque , visto che l'incipit dell'ombra sullo specchio perché non darne una breve descrizioni .
Uno specchio è un oggetto che riflette un'immagine, come un'ombra ,un riflesso di luce . La luce che rimbalza su uno specchio mostra un'immagine di ciò che si trova di fronte ad esso, se messa a fuoco dall'umano attraverso la lente dell'occhio o una fotocamera specchi invertono la direzione dell'immagine in un angolo uguale ma opposto da cui la luce risplende su di essa.
Ciò consente allo spettatore di vedere se stesso e gli oggetti dietro di sé o fuori dal suo campo visivo. La sua superficie riflettente è levigata al punto che la luce riflessa mantiene il suo parallelismo, secondo la legge di riflessione, e quindi può emergere un'immagine definita; contrariamente a quanto accade con una superficie riflettente ruvida la quale riflette la luce in ogni direzione.
Gli specchi naturali sono esistiti fin dalla preistoria, come la superficie dell'acqua, ma le persone hanno fabbricato specchi da una varietà di materiali per migliaia di anni, come pietra, metalli e vetro. Negli specchi moderni, metalli come l'argento o l'alluminio sono spesso utilizzati per la loro elevata rifletta, applicati come rivestimento sottile su vetro a causa della sua superficie naturalmente liscia e molto dura.
Il tipo più noto è lo specchio piano, di uso quotidiano, ma specchi di diverse forme sono usati in molte applicazioni come, ad esempio, specchi curvi adatti alla concentrazione di radiazione solare per generare calore.
L'immagine vista attraverso uno specchio è detta virtuale, in quanto sembra provenire da una direzione diversa rispetto all'oggetto e non può essere proiettata su uno schermo.
In uno specchio piano un fascio di raggi luminosi paralleli viene deviato ma si mantiene il parallelismo dei raggi. Ciascun raggio che colpisce lo specchio viene riflesso di un angolo identico a quello di incidenza. Per esempio se un raggio giunge con una angolazione di 30° rispetto alla verticale del punto di incidenza, esce con un angolo di 30° dalla parte opposta alla verticale.
Oltre allo specchio piano esistono specchi parabolici concavi, in cui un fascio di raggi luminosi parallelo all'asse di simmetria subisce una riflessione che manda tutti i raggi in un punto dell'asse detto fuoco.
Esistono poi specchi sferici convessi, in cui i raggi luminosi paralleli vengono fatti divergere, con un punto di intersezione apparente all'interno della sfera. Guardando in questi specchi si vede all'interno della sfera una riproduzione in miniatura del mondo circostante.
Si noti che gli specchi sferici, sia concavi che convessi, non hanno un punto focale ben definito, ma soffrono del problema noto come aberrazione sferica.
Contrariamente a quanto creduto comunemente, lo specchio non capovolge le immagini da destra a sinistra e viceversa, ma tra fronte e retro. I raggi di luce riflessi sono capovolti nella loro direzione ma il loro moto verso destra o sinistra oppure verso l'alto o il basso rimane inalterato.
Il motivo per cui percepiamo l'inversione destra-sinistra è che l'immagine virtuale essendo un inante omero dell'immagine reale differisce da essa per l'inversione di uno qualsiasi degli assi. Anche se nel caso particolare dello specchio l'asse invertito è quello fronte-retro la nostra struttura fisica grossolanamente simmetrica rispetto all'asse destra-sinistra ci porta ad associare l'inversione all'asse sbagliato.
È possibile uscire dall'illusione, rompendo la grossolana simmetria destra-sinistra, tenendo due oggetti diversi nelle mani destra e sinistra, ad esempio un cubo nella destra e una sfera nella sinistra; ora, mettendosi davanti a uno specchio apparirà chiaro come gli assi cubo-sfera e piedi-testa non vengano variati dalla riflessione, e come sia l'asse fronte-retro a essere invertito.
È facile anche confutare la vecchia, ma sbagliata, argomentazione secondo la quale l'inversione sinistra-destra sia dovuta all'allineamento orizzontale degli occhi. Basta porsi davanti a uno specchio con un occhio chiuso per scoprire come il numero e la posizione degli occhi sia ininfluente. Inoltre, secondo questa argomentazione errata, distendendosi davanti a uno specchio sufficientemente ampio si dovrebbe invertire l'alto con il basso, ma è facile verificare che questo non accade.
Riconoscere come se stessi l'immagine di sé riflessa in uno specchio è una capacità che posseggono solo alcune specie biologiche, tra cui l'uomo, alcuni altri mammiferi (grandi scimmie antropomorfe, delfini, elefanti) e alcuni uccelli (la gazza ladra).
Questa capacità si sviluppa nell'uomo tra i 15 e i 24 mesi di età, mentre per le altre specie il periodo di sviluppo di tale capacità può essere differente (nelle scimmie antropomorfe essa viene sviluppata in età adulta).
Secondo gli studi di Jacques Lacan, lo specchio è il primo elemento che aiuta il bambino nella formazione dell'Io. Prima dei sei mesi il bambino, posto di fronte allo specchio, non si identifica con il riflesso, pensa che sia un altro. Tra i sei ed i diciotto mesi, nel periodo definito fase dello specchio, il bambino elabora un abbozzo dell'Io, fino a identificare l'altro (ovvero ciò che vede nello specchio) come propria immagine.
L'incapacità di riconoscere il proprio volto nello specchio è un raro deficit che si manifesta in pazienti con danni neurologici e viene chiamato "segno dello specchio"Dunque lo specchio è anche il detto poetico ove si narra che la poesia è lo specchio dell'anima ; troviamo Platone e le sue tesi teoriche ove la nemesi detta il significato dell'immagine e del sentimento ,ove lo stesso produce arte poesia pittura e significati psicologici ,oltre si ,si entra nella sfera personale dei sentimenti dell'individuo .
Per Platone occorre distinguere la lidolo poietikè mimesis, la produzione di false immagini (idoli) che imitano le cose, e l'auto poietikè, la produzione delle cose stesse come simulacri che imitano la realtà delle forme ideali.
La mimesi è un'attività che riguarda sia gli uomini quando producono ad esempio i dipinti, sia gli dei quando creano i sogni. La mimesi umana va poi distinta in:
icastica, quando le immagini riproducono fedelmente il modello (eikones)
fantastica, quando produce simulacri (phantasmata), copie illusorie che si ottengono ad esempio nella "pittura ad ombre" utilizzando anche la prospettiva per ingannare lo spettatore. Quest'arte dell'inganno è tipica della sofistica, mentre la mimesi icastica è dell'artefice divino del cosmo che crea le cose come copie fedeli dei modelli ideali eterni .
Aristotele vedeva l'origine di questa concezione platonica della mimesi icastica nelle dottrine pitagoriche che consideravano le cose sensibili come copie che riproducevano fedelmente i numeri eterni. In realtà Platone più che di imitazione preferisce parlare di "partecipazione" (metessi) delle cose alle idee, volendo affermare il principio della razionalità nella costituzione divina del mondo.
Platone spiega poi tramite un semplice esempio quanti tipi di mimesi sussistono: se ci riferiamo ad un letto, vi è la sua idea, che è la vera realtà dell'oggetto; il letto costruito da un artigiano, che lo fabbrica sulla base del modello ideale; e infine il letto come lo dipinge fantasticamente un pittore. Vi sono dunque tre artefici: un dio che produce l'idea-letto, un dio Demiurgo che, come un artigiano, produce la cosa letto sul modello dell'idea e infine un pittore-imitatore che appunto "imita", senza riferirsi all'idea-letto, il letto che ha fabbricato il falegname.
Riguardo alla mimesi artistica Platone nel II e III libro della Repubblica scrive non di artisti ma di artigiani che dovrebbero collaborare - producendo e imitando oggetti che non si trovano in natura - con le altre due classi, dei guardiani e dei filosofi, al benessere dello Stato. Tutti, artigiani e artisti, per Platone sono imitatori, cioè quelli che«si occupano di figure e di colori o di musica, poeti con i loro valletti, rapsodi, attori, coreuti, impresari, fabbricanti di ogni sorta di suppellettili oggetti per diversi usi, soprattutto per la moda femminile.»
Il pittore, lo scultore e il poeta, però, non producono oggetti utili ma semplicemente copie e quindi si pone il problema se essi possano far parte dello Stato ideale. La risposta affermativa è condizionata al fatto che la loro attività sia utile alla buona educazione dei cittadini. Quando i bambini ascoltano le storie di Omero, «il giovane non è in grado di giudicare ciò che è allegoria e ciò che non lo è» e poiché «tutte le impressioni che riceve a tale età divengono in genere incancellabili e immutabili», è «assai importante che le prime cose udite dai giovani siano favole narrate nel miglior modo possibile con l'intento di incitare alla virtù .
Infatti , come detto esistono diverse forme di specchi , quelli in forma materiale , ove l'immagine si affaccia all'io , quelli metaforici e filosofici interiori ove il sentimento come detto è lo specchio dell'anima ; qui il nostro poeta è preparato e dà di se ogni sua espressiva sentimentale ,ove narra la sua storia ,le sue paturnie , le sue emozioni riflettendosi nel suo mare dei ricordi .
UNA MIA POESIA.
LA NOTTE BRAVA .
Si sollevano all'alba le malie della vita
catturano l'amore nell'estasiata notte ...
il sorriso rubato in fuga per volare
è il bacio amico ove si infrange l'onda .
Sei la notte brava ,la pioggia che sposa le lacrime
il presente ventre dove nasce la tenerezza ,
il regno dei puri , nido casto della sinuosa libellula
guscio di noce ove tu nasci bozzolo di farfalla.
Ma tu, sei carne ,la debolezza dell'istinto
amarezza e supplizio il dolce miele per l'incanto ...
frescura di appetiti di seni plasmati ,
il prodigio miracoloso ove apri a me i prodigi.
Stasera sulla spiaggia c'è festa ,la notte rosa
sul lungo mare i fuochi d'artificio ...
ti accosti a me per dirmi t'amo ,
nell'orecchio mi sussurri : andiamo a far l'amore ?
Ma quell'ombra bambina ancora oggi se la porta con se ,il poeta dei sogni dei sospiri ;oggi che ha una età matura e va verso la vecchiaia ,va dove tramonta il sole ,vuole continuare a scrivere la bellezza delle paure , descrivere le sue storie fanciulle e cantare la poesia ,quella che lui spera un domani arrivi ai futuri in un modo concreto e libero ,lui che continua a narrare della sua casa di campagna ove incontra nella notte quelle ombre che all'inizio gli facevano paura e in quella casa, con quelle sensazioni inspiegabili ma incrollabili che nascevano all’istante nella mente e rimanevano salde fuori da ogni logica.
La grande stanza luminosa e davanti l'immensa terra, ove raccoglieva la vita soddisfava la fame .
Davanti la strada che portava al suo paese di Salza Irpina si inoltrava non molto distante in un fitto bosco e le montagne ove spesso andava a raccogliere le castagne ,i funghi con davanti un grande giardino e la staccionata alzata per delimitare i confini del giardino, un grande cancello di ferro e le varie piante di mandorle con un grande albero di corbezzoli e finché fu possibile la visse e la difese nonostante la sua fragilità, nonostante l'evento che lo portò in terra Bergamasca ove mai dimentica quel paradiso per lui unico ,per lui immenso .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
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